Vulvovaginiti e balanopostiti

La vulvodinia non è un disturbo raro: secondo gli studi più recenti, il 15% della donne ne soffre nel corso della vita.

La dermatologia genitale, sulla scia di quanto gia’ da tempo avviene negli Stati Uniti, costituisce oggi, anche in Italia, una nuova, giovane branca della Dermatologia particolarmente impegnata, a fianco della Ginecologia, dell’Urologia e dell’Andrologia nello studio di patologie che coinvolgono primariamente la cute e le mucose a livello degli organi genitali maschili e femminili e che spesso incidono sulla qualita’ della vita e sull’atteggiamento psicologico dei pazienti. Ai classici testi di Genital Dermatology (valga per tutti quello di Lynch e Edwards – Genital Dermatology del 1994) si affiancano, da qualche tempo una serie di utili atlanti della Dermo Edizioni (Dermatologia Genitale Maschile, 2001 – Atlante di Dermatologia della Vulva e del Pene, 2002) che costituiscono un interessante strumento di lavoro per gli Operatori del settore. Rientrano sempre piu’ negli interessi della Dermatologia Genitale, oltre alle malattie infettive sessualmente trasmesse, una serie di situazioni parafisiologiche o francamente patologiche determinate e sostenute da stimoli infiammatori anche in assenza di uno stato infettivo.

La vulvodinia è stata descritta per la prima volta da I.G. Thomas, nel 1880, come un’iperestesia della vulva determinata da “un’eccessiva sensibilità delle fibre nervose deputate all’innervazione della mucosa vulvare in una parte ben precisa delle vulva stessa”.

In molti casi ci si trova di fronte a un vero e proprio meccanismo a ping-pong, tra uomo e donna, dello stato infiammatorio nel quale le alterazioni mucocutanee evidenziabili costituiscono la conseguenza di un alterato equilibrio dermo-epidermico che determina la ricorrenza di segni e sintomi non piu’ giustificati da situazioni infettive.

Si instaura, cioe’, sia nella donna che nell’uomo, uno stato iper-reattivo locale a opera di chemochine, citochine e fattori di crescita presenti in grande quantita’ nelle secrezioni vaginali o veicolati nel liquido seminale. Nella donna le vulviti da contatto o da reazioni di ipersensibilita’, le tanto trascurate vestiboliti vulvari, le vulvodinie pre-menopausali o quelle disestetiche post-menopausali, le vulvovaginiti infettive e non, ricorrenti o cicliche rappresentano tutte condizioni caratterizzate da stati di iper-reattivita’ mucocutanea associati frequentemente a prurito, a edema, ad arrossamenti degli epiteli vulvovaginali e vulvari, a quadri epiteliali paracheratosici o ipercheratotici, a disestesie e iperalgesie localizzate. In particolare la dispareunia associata alla vestibolite vulvare cronica rappresenta un caso eclatante di dolore neuropatico sostenuto dalla iper-reattivita’ mucocutanea distrettuale.

Nell’uomo le balanopostiti da stimoli irritanti o meccanici, quelle associate a malattie dismetaboliche come il diabete, le balaniti e balanopostiti aspecifiche rappresentano condizioni che si sviluppano o si amplificano come risultato di una abnorme reattivita’ locale spesso accompagnata da un semplice squilibrio della flora microbica residente.

La ricerca internazionale va mettendo a fuoco, sempre meglio, i meccanismi biologici che a livello distrettuale regolano la iper-reattivita’ tissutale che, accompagnata da processi citolesivi e infiammatori, e’ la causa principale degli stati infiammatori e della sintomatologia clinica rilevabile e avvertita dal paziente. In queste condizioni le strategie di intervento terapeutico risultano complesse e spesso si dimostrano singolarmente insufficienti. Gli avanzamenti della ricerca sulla iper-reattivita’ tissutale hanno dimostrato come in questi stati ci sia un’attivazione del sistema nervoso periferico e del sistema immunitario.

Cio’ avviene soprattutto grazie al ruolo di trait-d’union svolto a livello locale in particolare dai mastociti. Queste cellule ubiquitarie, strategicamente posizionate all’interno del tessuto in contiguita’ con terminazioni nervose e con vasi, sono in grado di rispondere a diversi stimoli (neurogenici, immunogenici, da stress ossidativo, ecc.), rilasciando con estrema rapidita’ e con cinetica differenziale, i mediatori pre-sintetizzati e pre-immagazzinati nei loro granuli. La vasta gamma di mediatori mastocitari rendono queste cellule capaci di influenzare le funzioni emodinamiche locali (mediante amine vasoattive), come anche di attivare cellule del sistema nervoso (ad es mediante il nerve growth factor [NGF] ), del sistema immunitario (mediante alcune citochine) e cellule residenti (ad es. mediante il fibroblast growth factor [FGF] ). Grazie alla loro reattivita’ e al loro pleiotropismo i mastociti si comportano dunque da “sensori” e da “effettori” nei processi di reattivita’ tissutale. D’altra parte, per gli stessi motivi, l’iper-attivazione mastocitaria gioca un ruolo importante nelle molteplici manifestazioni cliniche associate a determinati processi citolesivi e infiammatori (ad es.: iper-algesia, edema, ecc.).

Vulvovaginiti e balanopostiti, Dott. Pompeo Donofrio – dott. Enrico Procaccini. Clinica Dermatologica – Azienda Universita’ Ospedaliera “Federico II” – Napoli

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