RICERCA: SLA, DA NUORO NUOVA SPERANZA ENDOCANNABINOIDE FUNZIONA IN 2 PAZIENTI, SCIENZIATI PUNTANO AD ALLARGARE STUDIO

Arriva dalla Sardegna una nuova prospettiva terapeutica e riabilitativa per la Sclerosi laterale amiotrofica. Se ne e’ parlato oggi a Milano, durante la seconda giornata del XII Congresso nazionale della Societa’ italiana di riabilitazione neurologica (Sirn), che ha come filo conduttore il tema ‘Ricerca e Governance’.

La nuova speranza nella cura della Sla, malattia neuro-degenerativa che colpisce circa un individuo ogni 100 mila, viene dalla palmitoiletanolamide (PeaPure, Normast).

Si tratta – si legge in una nota dell’Asl di Nuoro – di un composto endogeno a effetto cannabinergico con proprieta’ antinfiammatorie, scoperto anni fa da scienziati ital…iani del gruppo che annoverava, tra gli altri, il premio Nobel Rita Levi Montalcini. Autrice della scoperta e’ Simonetta Clemente, che dirige il Centro di riabilitazione di Macomer dell’Asl di Nuoro, coadiuvata da un team di professionisti in cui le donne la fanno da padrone: Anna Carmela Pireddu, fisiatra; Giantonella Puggioni, medico internista, e i fisioterapisti Roberta Erdas, Bastiano Mastinu e Silvana Rossi. Lo studio viene presentato nella sessione ‘Poster’, che bene si adatta a rappresentare i risultati ottenuti attraverso le numerose e significative immagini fotografiche. Da novembre dell’anno scorso 2 pazienti affetti da Sla, diagnosticata con certezza in strutture universitarie, sono stati sottoposti a somministrazione di Pea. “Il mio obbiettivo – spiega Clemente – era di migliorare gli effetti della riabilitazione, che nei malati di Sla e’ resa del tutto inefficace a causa della degenerazione dei motoneuroni e della progressiva atrofia muscolare. Lo studio ha dimostrato che il Pea determina un immediato effetto motorio, bloccando il progredire della patologia, mentre il paziente ha una soggettiva percezione di miglioramento e riesce a fare cose che prima gli erano precluse. Tale effetto consente di attuare un progetto riabilitativo che, in tempi brevi, determina il recupero funzionale, accompagnato dalla ricomparsa dei muscoli. Naturalmente due casi sono pochi”, puntualizza la scienziata. Ma “mi auguro che, dopo il Congresso, sia possibile iniziare un protocollo di ricerca multicentrico con malati a diversi stadi di gravita’, sperimentando il principio attivo accompagnato ad una riabilitazione mirata, per guidare la re-innervazione, come avvenuto nei due casi descritti”.

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